FIRENZE E LE FUSIONI POSTUME


Massimiliano Soldani Benzi, fiorentino, nel novembre del 1703 scriveva al principe Johann Adam Andrea I del Liechtenstein: Si consuma tanto denaro e si sparge tanto sangue nella guerra, che si può assai più volentieri sacrificar qualche spesa, in opere di questa sorte, le quali servono per l’ eternità. Il principe infatti aveva acquistato dal Soldani Benzi delle fusioni in bronzo postume tratte da calchi eseguiti sugli originali presenti nella collezione dei Medici, tra cui la Venere dei Medici, il Fauno Danzante, e il Bacco di Michelangelo. (Foto 1, 2, 3)
Oltre al principe del Liechtenstein l’altro fortunato possessore di simili ”opere eterne” di grande formato realizzate dal Soldani Benzi era John Churchill primo duca di Marlborough.(Foto 3 A)
Per il suo enorme nuovo castello di Blenheim Palace il Soldani eseguì sui medesimi calchi originali quattro fusioni in bronzo postume: la Venere dei Medici, il Fauno Danzante, l’Arrotino e i Lottatori. (Foto 4)
Solo le fusioni in bronzo postume di opere antiche del Soldani, con il loro richiamo all’eternità, trovavano posto nelle grandi collezioni nobiliari del Settecento.
Il Soldani Benzi era il direttore della Zecca dei Medici, ed era accreditato alla corte dei Granduchi di Firenze. Fu per questo che il consulente delle finanze dell’Imperatore e il Generalissimo della Regina d’Inghilterra si rivolsero a lui.
L’interesse dei due illustri personaggi alle fusioni a cera persa postume in bronzo di opere antiche, rigorosamente tratte dai calchi eseguiti dal Soldani sugli originali, nasce dall’impossibilità di entrare in possesso degli originali conservati in Vaticano o negli Uffizi di Firenze; poiché erano considerati un must imprescindibile, il collezionista o il principe attento al decoro doveva ricorrere alle fusioni postume. Ed era motivo di vanto anche appartenere alla ristretta cerchia di Principi che aveva ricevuto il permesso del Granduca Cosimo III.
Solo le fusioni in bronzo postume di opere antiche del Soldani, con il loro richiamo all’eternità, trovavano posto nelle grandi collezioni nobiliari del Settecento.
Il Soldani Benzi era il direttore della Zecca dei Medici, ed era accreditato alla corte dei Granduchi di Firenze. Fu per questo che il consulente delle finanze dell’Imperatore e il Generalissimo della Regina d’Inghilterra si rivolsero a lui.
L’interesse dei due illustri personaggi alle fusioni a cera persa postume in bronzo di opere antiche, rigorosamente tratte dai calchi eseguiti dal Soldani sugli originali, nasce dall’impossibilità di entrare in possesso degli originali conservati in Vaticano o negli Uffizi di Firenze; poiché erano considerati un must imprescindibile, il collezionista o il principe attento al decoro doveva ricorrere alle fusioni postume. Ed era motivo di vanto anche appartenere alla ristretta cerchia di Principi che aveva ricevuto il permesso del Granduca Cosimo III (Foto 5) di far eseguire tali fusioni a grandezza originale. I calchi negativi, chiamate allora come anche oggi le Forme, erano complesse da realizzare e potevano recare danni alle opere, e per questo spesso non veniva dato il permesso.
Il Granduca Cosimo III era quindi molto cauto e avaro nel concedere tali permessi: dette nel 1707 e 1708 un nullaosta parziale a Giovan Battista Foggini (Primo Scultore ed Architetto della Casa Serenissima de’ Medici) (Foto 6) per Johann Wilhelm von Pfalz-Neuburg, altri permessi per il Re Sole Luigi XIV e per il senatore della città di Genova Stefano da Passano. E solo al Foggini, esperto esecutore di calchi. Così come, in tempi più recenti, l’autorizzazione ad eseguire calchi sugli originali veniva data solo a chi era del mestiere ed aveva dimostrato senza dubbio le proprie capacità in tal senso, come al Fonditore Ferdinando Marinelli Sr. di Firenze. (Foto 7)
Come aveva fatto in precedenza il Granduca Cosimo II per le opere del Giambologna, anche Cosimo III usò tali fusioni postume come strumenti di strategie politiche. Con tali permessi riusciva ad accrescere l’importanza e la notorietà della sua collezione, ma controllò scrupolosamente che i suoi capolavori fossero calcati in modo fedele e perfetto, impedendo riproduzioni di serie e di bassa qualità.
Il Soldani era orgoglioso delle sue esclusive fusioni postume che richiedevano un grandissimo impegno diplomatico e finanziario. All’inizio dell’età moderna le collezioni di opere antiche postume era notoriamente un simbolo di prestigio, un segno di superiorità nell’ambito delle corti europee. Le alte gerarchie ecclesiastiche e l’aristocrazia utilizzavano i capolavori antichi postumi per far mostra di sé e sfidarsi cavallerescamente.
Tali opere postume erano così valutate e ricercate che gli stessi Medici avevano ne avevano fatto eseguire alcune a dimostrazione dell’evidente simbolo di prestigio che queste rappresentavano: la prima guida ufficiale degli Uffizi, il Ragguaglio di del 1759 di Giuseppe Bianchi, riporta che nella piccola stanza denominata Gabinetto dei vasi Etruschi c’erano:

    …la Venere, il Fauno, la lotta, l’Arrotino di bronzo, copiate da quelle antiche di marmo che nella Tribuna si conservano, come di sopra s’è detto, opera del famoso gettatore di metalli de’ tempi nostri Massimiliano Soldani Fiorentino…

E nel Dizionario Biografico Universale del Passigli del 1840 si dice che:

    Nella della sala dei bronzi di detta galleria [gli Uffizi] vi sono anche la Venere medicea, il Fauno, la Lotta e l’Arrotino della Tribuna in Bronzo.

Nel 1872 tali bronzi furono concessi dalla Galleria degli Uffizi alla sede romana del Ministero dell’ Economia e delle Finanze dove sono ancora esposti. (Foto 8)